Tutti contro Usain Bolt. Quando il nostro più grosso avversario è dentro di noi.

Leggevo su un quotidiano nazionale che non ci sono mai stati tanti  avversari così veloci per il primatista mondiale Giamaicano della velocità Usain Bolt.

Da quando nel 2009 Bolt ha superato quello che era visto quasi come un limite invalicabile, stabilendo il nuovo primato mondiale sui 100mt. pari a 9,58 sec., altri nomi si sono avvicendati nello scendere sotto quel tempo.

Oggi, con i mondiali di atletica di Pechino alle porte, ci sono addirittura 22 sprinter che hanno record personali sotto i 10 sec, e ben 11 di essi sono scesi sotto quel limite per la loro prima volta.

Quale strano fenomeno si cela dietro questi sorprendenti risultati in una disciplina dove si lotta a suon di millesimi di secondo?

Qualcuno potrebbe pensare che la tecnologia all’interno di questo sport abbia fatto un balzo in avanti incredibile. Qualcun altro potrebbe pensare a rivoluzionarie ricette in tema di doping.

A me invece interessa porre l’accento sul lato umano e sulla forza che ha la nostra mente. Voglio evidenziare quelle che sono le nostre credenze autolimitanti e la nostra capacità di liberare il nostro potenziale quando siamo in grado di attingere alle nostre risorse mentali.

Cosa accade quando percepiamo un limite che sembra invalicabile?

Semplicemente non lo superiamo. Ci diciamo che non possiamo superarlo.

Quando ci diamo un limite, o percepiamo qualcosa come un limite, quando crediamo che quella determinata cosa non riusciamo a farla, stiamo ordinando alla nostra mente che non si può andare oltre. Lei farà il suo compito attingendo alle proprie risorse fino a quella predeterminata linea che gli abbiamo imposto, e non andrà oltre.

Appare evidente che siamo noi stessi gli artefici del nostro insuccesso. Il nostro più grande avversario è dentro di noi.

Timothy Gallwey, nel suo libro “The Inner Game of Tennis”, evidenzia appunto che siamo noi stessi a boicottarci nei nostri tentativi di compiere determinate azioni.

Prima o poi, accade che qualcuno ci riesca a superarlo quel benedetto limite, ed è proprio in quel momento che tanti altri, a breve distanza, raggiungono quel traguardo che solo fino a poco tempo prima era visto come impossibile.

Il solo fatto che qualcuno ci sia riuscito, fa si che altre persone non vedano più quel limite come tale, ed ecco che accade la magia. Riescono a sbloccare le potenzialità represse e riescono con costanza e non occasionalmente ad avvicinare quella barriera che diventa automaticamente il nuovo standard di riferimento.

E’ come se si fosse abbattuto un muro, ed ora “tutti” possono raggiungere quel nuovo limite.

Questo accade non solo nel mondo dello sport, ma accade anche nella vita di tuti i giorni.

D’altro canto, abbattere le resistenze che ci si sono radicate all’interno, nel corso della nostra esistenza, rappresenta una delle più grosse sfide che dobbiamo affrontare per poter realmente essere gli artefici della nostra vita e colorarla come vogliamo.

Ma ahimè, questo richiede tanto coraggio, che a me piace definire incoscienza guidata, e una forte determinazione per superare quegli ostacoli che, fin troppo spesso ci tengono attraccati allo stesso molo per troppo tempo. Riuscire a spiegare le vele del proprio vascello per farlo scivolare leggiadro sugli splendidi mari della nostra vita, richiede presa di coscienza e forte senso di responsabilità nelle proprie scelte che solo chi si vuole realmente bene riesce a fare.

Avere obiettivi chiari, pianificati e sfidanti, ci apre invece la strada al successo personale in ogni campo della nostra sfera esistenziale.

Il Coaching, dapprima come strumento personale per raggiungere i miei traguardi lavorativi, ed ora come professione, mi ha insegnato che si possono abbattere quelle credenze e quelle barriere autolimitanti senza aspettare di emulare qualcuno che ha saputo eccellere in qualcosa che vediamo troppo al di là delle nostre capacità.

Quando vuoi qualcosa, se ardentemente la desideri, la puoi avere se sai come fare.

Quello che è accaduto nella specialità dei 100mt. Con Usain Bolt, è accaduto perché qualcuno più coraggioso e determinato di altri è riuscito a fare meglio di tutti. Ha dapprima battuto il suo nemico interno, e successivamente ha battuto gli avversari sulle piste di atletica andando ad infrangere quel record che per tutti era invalicabile.

Usain Bolt è forse uno dei più scoordinati corridori che si vedono in pista. Lui e la grazia del gesto atletico sono due rette parallele, eppure è stato costantemente il più veloce negli ultimi anni. Lo abbiamo visto arrivare con una scarpa slacciata ed in fase di rallentamento prima di tagliare il traguardo, come se fosse stato uno sprint con gli amici di gioco. In realtà era una macchina da corsa perfetta nella sua imperfezione in quanto aveva una chiara visione di chi era e di quanto forte voleva andare.

Cosa si può fare per superare quei limiti che non ci consentono di andare oltre?

L’essere umano è una macchina fantastica in grado di fare cose incredibili. Per poter riuscire nei propri intenti, dopo che si è scelto un obiettivo, è necessario pianificare un piano d’azione adeguato per perseguirlo.

Potrebbero arrivare gli ostacoli che noi stessi ci mettiamo davanti, ovvero i nostri autoinganni che vogliono boicottarci. In quel caso bisogna saperli aggirare con la propria determinazione e con la sapiente scelta di “autoinganni” più funzionali al posto di quelli disfunzionali che il nostro inconscio ci prospetta. Dobbiamo un po’ prenderci gioco del nostro inconscio facendogli percepire la realtà da una prospettiva più favorevole alle nostre intenzioni. In questo modo la mente si attiverà per perseguire il traguardo prefissato.

Ricorda che per perseguire i propri traguardi bisogna avere metodo. La sola incoscienza è follia, ma la programmazione eccessiva è morte per asfissia :-)

Condividi negli spazi per i commenti, una tua storia personale sulla difficoltà che hai incontrato nel superare qualche ostacolo che sembrava invalicabile, oppure scrivimi in privato per uno scambio di vedute e se ti va di avere un feedback.

M. C.