Perché lavoro più dei miei dipendenti e guadagno di meno? L’imprenditEROE

Chi è l’imprenditEROE?

E’ una definizione simpatica che ho legato a quel tipo di imprenditore che oltre a lavorare per quattro all’interno della sua azienda, lavora più di qualsiasi altro suo dipendente e di solito guadagna anche di meno.

Se lui non ci sarebbe l’azienda chiuderebbe.

Ne conosci qualcuno? Io tantissimi.

La definizione di eroe è però da attribuire solo ed esclusivamente alla sua resilienza ed alla sua tenacia, ma in contrapposizione, pone l’accento al fatto che, per trovarsi in quella posizione a dir poco scomoda, probabilmente ci sono delle falle nella sua azienda che dipendono da lui e sulle quali solo lui può intervenire.

Ma come si arriva a quel punto in cui si è il miglior dipendente della propria azienda e non più l’imprenditore che l’ha creata?

I fattori sono molteplici. Ci si può ritrovare in quella condizione per via della mancanza della necessaria capacità di portare avanti un’attività che si è strutturata nel corso del tempo, perché si è scelto per diversi motivi del personale non adatto ai ruoli che ricoprono, perché si sono fatte scelte errate che hanno portato delle conseguenze e per mille altre ragioni che hanno condizionato il risultato.

Ma al di là degli errori che sono sempre diversi, ci sono due fattori che accomunano tutti.

Il primo fattore è l’abitudine.

Piuttosto che faticare a pensare a come poter risolvere i mille intoppi che ho nello svolgimento del mio lavoro, preferisco farmi in quattro e non uscire dalla zona di comfort.

Se ti devi fare in quattro è perché hai accettato tanti piccoli compromessi che hanno portato alla deriva la tua azienda.

Riflettici con lo spirito che avevi quando hai iniziato la tua impresa e giudica se il tuo attuale panorama calza con quell’idea che avevi all’origine. Se così non fosse, abbi il coraggio di riportarla a come l’avevi in mente, bloccando quel sistema perverso che ti vede come albero motore intorno al quale gira tutto.

Il secondo fattore è figlio del primo. Parlo del fatto che le abitudini sono costruite attorno alle debolezze dell’azienda e non alle sue potenzialità.

Mi spiego con degli esempi: “Siccome Maria la mattina porta i figli a scuola, il negozio apre sempre con 30 minuti di ritardo”, “Purtroppo Giovanni ha una brutta situazione, quindi va capito se sbaglia di continuo”, “Ha un carattere collerico, per cui è meglio non farlo irritare”…sono tutte situazioni in cui per una mancanza esterna all’azienda si compromette il lavoro. E questa è la norma.

Invece l’attenzione dovrebbe essere puntata sulle potenzialità dei singoli e del gruppo come leva unica ed indispensabile alla riuscita imprenditoriale.

Anziché adeguare l’azienda alle necessità dei singoli (se non in via eccezionale), tutti i singoli dovrebbero riversare la loro eccellenza, data dalle capacità uniche presenti in esso, per apportare il proprio impegno alla riuscita del progetto aziendale.

Se le persone che hai assunto sono motivate, in quanto ricoprono il ruolo che più aderisce alle loro potenzialità, il problema non si pone nemmeno, in quanto hanno voglia di applicarsi e riuscire in quello che fanno, se invece ha i assunto persone per altri motivi, fai un mea culpa e continua a riflettere se l’impresa che conduci ti rispecchia.

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Ciao

M.C.