La creatività che fa male

Quanto è bello fare impresa. E quante soddisfazioni non solo di carattere economico se fatta bene.

Per poter riuscire come imprenditore oggi non basta avere tanta buona volontà e spirito di sacrificio come spesso ci insegna chi ci ha preceduto.

Oggi si va ad un ritmo diverso ed anche se, come ci ammoniscono i nostri genitori o nonni con frasi tipo: “il sole nasce sempre ad est”, come a dirci che le cose non cambiano mai, la realtà è che bisogna avere dei piani ben precisi e strutturati, bisogna studiare molto e si devono possedere delle qualità per poter emergere ed  eccellere come imprenditore.

Una di queste qualità è in realtà una potenzialità. Sto parlando della creatività.

La creatività, da non confondere con l’artisticità, è la capacità di migliorarci la vita, ed in campo lavorativo, poter avere una buona creatività corrisponde a poter risolvere in maniera efficace ed  efficiente quei disagi che naturalmente si presentano.

A mio avviso noi italiani siamo dotati in media di un alto livello di creatività che ci contraddistingue rispetto ad altri popoli. Infatti le nostre gesta sono note in tutto il mondo.

Ma ora viene il brutto…questa nostra potenzialità si sta ritorcendo contro noi stessi.

Ora mi spiego. A causa dell’eccessiva fiducia che riponiamo sulle nostre capacità di poter far fronte alle emergenze, ed alla nostra capacità di improvvisazione, diamo meno importanza alla pianificazione, allo studio, alle strategie, alla scelta dei collaboratori, alla scelta del settore, all’individuazione dei clienti target, al posizionamento, al backend, al marketing, alla costruzione di un brand…mi fermo qui, ma la lista è lunga.

Insomma, se è vero che il 90% delle nuove attività chiude  nei primissimi anni di vita, non possiamo dare la colpa solo alla “crisi”. Certo non viviamo in un paradiso fiscale per usare un eufemismo, ma se gli diamo una mano a complicarci la vita, la frittata è fatta.

Non si può aprire un negozio di biciclette solo perché ne siamo appassionati. Non si può aprire un ristorante solo perché sappiamo cucinare. E per essere ancor più precisi non si può aprire un’attività solo perché si ha difficoltà a farsi assumere.

È come se ci stessimo comprando un posto di lavoro, con la piccola differenza di dover dare certezze anziché riceverne, con la piccola differenza di dover dare stipendi anziché prenderne. Non proprio la stesa cosa. Qual è la ricetta? NON SI IMPROVVISA MAI.

Oggi molto più di ieri bisogna pianificare ogni singola azione e bisogna colmare le proprie lacune con molta umiltà studiando gli argomenti di interesse e rivolgendosi a professionisti che possano essere di aiuto ad evitare disastri.

La frase che ripeto sempre a chi deve aprire il portafoglio per pagare le mie prestazioni è: “se pensi che un professionista costi troppo, prova a pensare quanto ti potrebbe costare un fallimento”.

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M.C.