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C’è una leggenda Indù che racconta di un tempo lontano in cui gli uomini erano tutti degli Dei, ma erano anche talmente stolti da abusare della loro divinità. Un giorno Brahma, capo degli Dei, decise di togliere loro tutto il potere e nasconderlo in un luogo dove non l’avessero mai trovato. Brahma si trovò di fronte ad una difficoltà, ovvero dove nasconderlo affinché non fosse trovato.

Ci fu allora una riunione in cui presenziarono tutti gli Dei minori per poter scegliere quale luogo fosse più sicuro, e subito tutti dissero: “Seppelliamo la divinità dell’uomo sotto terra”.

Ma Brahma disse: “Non è un luogo sicuro, perché l’uomo scaverà e la troverà”.

Allora gli Dei dissero: “Affondiamo la sua divinità negli abissi dell’oceano più profondo”.

Ma Brahma replicò: “Neanche questo posto va bene. L’uomo prima o poi esplorerà tutti gli abissi e di certo troverà la sua divinità per riportarla in superficie”.

A questo punto gli Dei minori conclusero dicendo che non sapevano dove nasconderla, perché non vi è luogo sicuro né in terra né nelle profondità degli oceani in cui l’uomo non potesse arrivare.

Dopo un’attenta riflessione Brahma capì cosa fare e disse: “Ho trovato io un posto sicuro. Nasconderemo la divinità dell’uomo dentro lui stesso, perché non penserà mai di cercarla proprio lì”.

Questo racconto rappresenta una metafora perfetta del comportamento dell’essere umano, sempre troppo impegnato a cercare la felicità all’esterno, da non accorgersi che la può trovare solo dentro di sé. Con uno sguardo sempre rivolto al di fuori, senza mai interrogarsi se le responsabilità delle cose che gli accadono possono derivare dai suoi comportamenti.

Uno degli aspetti di questa predisposizione umana è rappresentata dal fatto che siamo regolati per dare maggior risalto all’avere che all’essere. Questa è una delle cause del sempre maggior numero di persone con difficoltà esistenziali che si risolvono in disturbi più o meno gravi della personalità.

Per avere una migliore qualità di vita, basterebbe capire che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi. Tutti gli strumenti di cui necessitiamo li possediamo già, ma fin troppo spesso li andiamo a cercare altrove finendo per indossare maschere che non ci appartengono e che col tempo diventano talmente pesanti da piegarci le ginocchia fino a farci cadere a terra. Arrivati a questo punto le conseguenze sono quelle sopra citate.

Con le nostre capacità, con i nostri talenti e le nostre potenzialità possiamo costruire le strade da percorrere per arrivare alle mete che desideriamo. Dobbiamo solo essere coscienti che la nostra strada è diversa da quella di altre persone.

Nasciamo già con tutti i tesori al nostro interno. A fare la differenza è la volontà di scoprirli e metterli a frutto per edificare la vita che si desidera.

Ovviamente ognuno di noi ha i propri, ed è giusto che sia così. E’ un po’ come se ognuno di noi nascesse con degli attrezzi particolari e con i quali può costruire la propria vita. Accade però che il fabbro vuole fare l’imbianchino, ma è complesso verniciare una parete con una sega, l’imbianchino vuol fare l’elettricista, ma ha difficoltà ad utilizzare i suoi pennelli per riparare una presa, e così via.

Questi esempi corrispondono esattamente a quanto accade nella nostra vita. Abbiamo le nostre capacità, ma siamo sempre alla ricerca di qualcos’altro. Anziché impegnarci a mettere a frutto quello che abbiamo, ci andiamo a complicare la vita per essere quelli che non siamo.

In parte la colpa è anche dell’educazione che riceviamo da piccoli. Fin troppo spesso accade che ai bambini si cerchi di far fare quello in cui non riescono nell’illusione di farglielo imparare, piuttosto che incentivarli a fare bene e meglio quello che gli piace fare. Così da grandi anziché godere dei risultati positivi che si raggiungono, si perde tempo portando la propria attenzione sulle piccole sbavature da correggere con il risultato di creare una lunga scia di fallimenti .

Amo la disciplina del Coaching proprio perché mette al centro l’essere umano, unico ed irripetibile. Perfetto nella sua essenza e diverso da tutti gli altri. Il presupposto del Coaching è che si lavora sulle proprie potenzialità per costruire la propria vita, anziché perder tempo ad allenare le depotenzialità. Per questo motivo non esiste una ricetta valida per tutti, ma tante ricette quanti sono gli esseri umani.

Cercare di replicare i successi altrui provando a ricalcarne le gesta, oppure chiedere mille differenti pareri nel momento del bisogno, o lasciar decidere a terze persone scelte di primaria importanza, sono atti che allontanano l’uomo dalla propria essenza, perché solo lui sa cosa è giusto per se stesso e cosa lo rende veramente felice. Al suo interno possiede già tutte le risposte.

Il confronto con gli altri è giusto e doveroso, ma serve non tanto a ricevere consigli più o meno validi, quanto a definire e circoscrivere maggiormente quella che è la nostra essenza.

Imparare ad ascoltarsi, ancor prima di sentire gli altri e fondamentale per dirigere la propria vita in direzione dei propri obiettivi. Capire quali siano i propri talenti, ed usare solo quelli, senza scimmiottare altrui capacità è forse la chiave primaria per regalarsi una vita degna di essere vissuta.

Morale della favola siamo tutti unici, e quindi preziosi perché non esiste nessuno come noi. Accettati per quello che sei ed utilizza quello che hai. Non sei migliore o peggiore di nessun altro, sei semplicemente te stesso, un essere perfetto.

M.C.